Ottimizzazione della produzione (massale) di Torymus sinensis per il controllo del cinipide galligeno del castagno OPTYMUS

torymus sinensis


 

Il progetto, attraverso un capillare monitoraggio effettuato in tutte le province della regione attraverso raccolta di materiale vegetale e l'installazione di trappole cromotropiche, ha consentito l'individuazione delle diverse fasi di sviluppo del cinipide  rapportato alle diverse fasi fenologiche del castagno in Campania e la raccolta di un cospicuo numero di nemici naturali autoctoni. Parallelamente, in 6 diversi focolai di infestazione, è stato introdotto il nemico naturtale specifico del cinipide, il Torymus sinensis, precedentemente introdotto in Piemonte dal Giappone. In collaborazione con le strutture regionali, tutte le attività relative al cinipide galligeno sono state divulgate attraverso convegni a carattere provinciale e territoriale (singoli comuni) che hanno coinvolto gli operatori della filiera castanicola e le principali associazioni di settore. L'esperienza maturata rappresenta la base necessaria sulla quale costruire il successo della misura.

Obiettivo del progetto iniziato nel 2012 è la prototipizzazione di un modello di allevamento del Torimus sinensis, insetto utile per fronteggiare il dilagare del Cinipide Galligeno del castagno.

La novità scientifica è straordinaria in quanto si darebbe l'opportunità ai 5000 produttori campani di poter realizzare nei propri castagneti delle piccole biofabbriche per la produzione di un mezzo biologico da utilizzare per difendersi dalla vespa galligena. La diffusione del controllo biologico del cinipide galligeno avrebbe indiscutibili ricadute positive su tutti gli operatori della filiera castanicola. In particolare per i produttori si avrà: la diminuzione dell'impatto ambientale dei mezzi di controllo degli agenti dannosi; la possibilità di conversione da azienda tradizionale ad azienda biologica; la fruibilità dei castagneti per fini ricreativi e per le produzioni di sottobosco particolarmente concentrate nel periodo di sfarfallamento degli adulti del cinipide (ad esempio funghi). I produttori (e le cooperative) coinvolte nel progetto, nel periodo successivo allo svolgimento della stessa e con l'esperienza maturata nella divulgazione dei risultati, potrebbero divenire centri di coordinamento per le attività castanicole a livello territoriale, provinciale ed anche regionale. Sarebbe anche possibile, per i piccoli produttori, diventare produttori anche di Torymus per i castanicoltori che desiderassero introdurre questo utile antagonista del cinipide. Per le aziende di trasformazione e commercializzazionesi si avrebbe la possibilità di rispondere alla crescente richiesta di prodotto biologico, particolarmente elevata ed in continuo aumento soprattutto dai mercati orientali , inoltre si avrebbe la possibilità di disporre di maggiori quantitativi di tali prodotti consentendo alle aziende campane di conquistare nuove fette di mercato altrimenti inaccessibili. I partners scientifici del progetto (A e D1) verrebbero riconosciuti come promotori della difesa biologica dal cinipide galligeno non solo a livello regionale ma anche nazionale. La messa a punto di un processo produttivo, anche se riferito ad un organismo, sarebbe di sicuro prestigio anche a livello internazionale. I partners di consulenza partecipanti al progetto acquisirebbero visibilità e, attraverso la realizzazione del materiale divulgativo, avrebbero la possibilità di incontrare sempre nuovi imprenditori allargando il proprio bacino di utenza. Infine, ma non ultimo, alla Regione, come finanziatore e come ente coinvolto in prima persona nella realizzazione delle attività divulgative del progetto, verrebbe riconosciuto da parte dei castanicoltori un ruolo di primo piamo per la risoluzione dei problemi fitosanitari, in questo caso legata alla filiera castanicola. Va ricordato che il Torymus ci è stato "donato" dai giapponesi che, su richiesta della regione Piemonte e dell'Università di Torino , hanno iniziato a studiarlo ed a diffonderlo nei castagneti piemontesi colpiti dal Cinipide da circa 5 anni. Il sistema di moltiplicazione che si vuole sperimentare e prototipizzare è innovativo e può dare un grosso contributo alla difesa dei castagneti, sia da frutto che cedui ma soprattutto utilizzerà insetti già adattati alle nostre condizioni di fotoperiodo e già introdotti nella nostra regione. L'ulteriore produzione/introduzione di questo antagonista nel maggior numero di focolai campani contribuirà all'innalzamento della biodiversità, con effetti benefici sull'intero ecosistema.

La castanicoltura campana è la più importante di Europa sia per quantità ( 6/7% della produzione mondiale è prodotta in Campania), che per qualità (la Campania ha due IGP, Montella e Roccadaspide), la riduzione degli interventi chimici non può che contribuire all'ulteriore miglioramento di un prodotto già di eccellenza. L'introduzione e lo sviluppo di sistemi di controllo ecocompatibili in zone montane e pedemontane che sono molto spesso in zona Parco, in aree con vincoli idrogeologici ed in aree che rivestono particolare importanza dal punto di vista idrografico in quanto bacini idrici, devono essere un ulteriore elemento di valutazione del progetto. La lotta chimica che si sta sperimentando per combattere il cinipide ha come unico risultato quello di ridurre la presenza di galle, soprattutto nei castagneti che hanno dimensioni ed organizzazione agronomica come dei veri e proprio frutteti, ma non quella di sconfiggere l'insetto. é quindi ipotizzabile che detti trattamenti possono essere sostenuti dall'ecosistema per un periodo molto breve forse due-tre anni senza che ciò arrechi altri tipi di danni. La soluzione al cinipide galligeno del castagno è lo sviluppo delle "biofabbriche" di Torymus sinensis


 

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